Anno 2015: come fu che sparirono tutte le App da tutti i telefonini del mondo

Nell’anno 2015 i bambini conquistarono la Terra.

Presero il potere senza spargimento di sangue, solo usando il passa-parola:

alle ore 20 spaccate di un giorno di fine settembre, il 26 se non sbaglio,

tutti insieme da un un polo all’altro del pianeta come in una gigantesca ola planetaria che festeggiava l’avvento di una nuova era, cancellarono dai telefonini dei loro genitori le App.

Prima di tutto quel cazzo-di-Grande-Fratello di Facebook poi, scorrendo il display con quei loro ditini piccolissimi e velocissimi, le altre minchiate che tanto meticolosamente i loro genitori (genitori sempre presi da mille attività, sempre di corsa nel traffico, sempre affaccendati e stressatissimi, sempre provati da una vita frenetica e alienante) avevano comunque avuto il tempo di caricare.

Approfittando del momentaneo smarrimento degli adulti, che con grande rammarico quella sera non riuscirono a postare:

– istantanee di piedi appoggiati a puf Ikea con televisioni accese sullo sfondo,

– status di invettive contro politici/attori/giornalisti/ complete di riflessioni piene di buon senso,

– foto ritoccate di cene mal digerite,

– condivisioni di articoli che non avevano letto ma che comunque avevano un titolo che diceva già tutto,

– liste cose fighe da leggere/fare/vedere (magari in una vita parallela in cui ci fosse stato il tempo per le amenità senza l’obbligo di sudare in miniera come i Sette Nani per guadagnar la pagnotta) che andavano a completare come una ciliegina sulla torta il Personal Brand che da anni si stavano costruendo on line calando un velo pietoso sulle loro vite che più-normale-di-così-non-si può,

– commenti ironici e pungenti in chat che condividevano con altri esseri umani che non vedevano da anni, ma ci avevano fatto le elementari assieme, oppure si erano visti una volta 15 anni prima ma poi si erano persi di visti e poi ritrovati di nuovo su Facebook, riconoscendosi molto simpatici a vicenda (ma che fortuna, guarda trovare una persona con delle affinità elettive), tanto che si sentivano praticamente dieci volte al giorno on line, per sparar cazzate divertentissime assieme per meglio sopportare la fatica di vivere,

– notizie dell’ultima ora su stragi avvenute all’altro capo del mondo di cui ci importava poco, ma di cui bisognava comunque dar testimonianza per mostrare tutta la nostra umana umanità,

mentre i cosiddetti “grandi” cercavano di capire cosa cacchio fosse successo alla protesi di cui le loro mani sinistre erano dotate da anni (mentre le destre ci ticchettavano sopra furiosamente),

proprio in quel momento lì – che fu un momento come quelli prima dell’arrivo di un Tornado in cui l’erba si piega e il cielo diventa nero, e la temperatura scende di 10° in pochi secondi – mentre sulla Terra calò una cappa di profonda frustrazione adulta per la perdita di tutte le App di tutti i telefonini del mondo,

i bambini pronunciarono una formula magica preparata per loro da un mago uscito dalla scuola di Herry Potter:

«A me gli occhi», dissero tutti insieme in coro che si sentì fin sulla luna ( e i marziani verdi con tre occhi sorrisero).

E poi, per essere sicuri di provocare il totale smarrimento dei loro genitori, fecero una ruota perfetta (cosa che avevano imparato a fare al parco mentre i genitori smanazzavano sui loro cellulari).

E niente, fu così presero il potere.

E iniziarono a comandare.

Dissero ai loro genitori: «Raccontami una storia», e quelli inebetiti obbedirono.

Bon, fine.

E vissero per sempre tutti felici e contenti.

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