La favola ambientata a Montecuccolino che non ho ancora scritto

Stamattina dopo una settimana che ci pensavo alla favola da scrivere per il compito di stasera  per un corso di scrittura che faccio e non mi usciva niente di niente me n’è venuta in mente improvvisamente una chissà com’è, su due bambini che abitano a Montecuccolino che è un posto sui colli a tre chilometri da Bologna dove una volta c’era un centro Enea dove si produceva un po’ di energia nucleare non tanta come a Caorso c’era scritto su un articolo di Repubblica che avevo letto tempo fa, a Caorso se ne producevano 1200 watt, qui a Montecuccolino, a due passi da Bologna dal 1971 fino al 1990 si producevano solamente 50 watt di energia nucleare.

Comunque nella favola che avevo in mente di scrivere c’erano due bambini che si chiamano uno Ernesto- un tipo buono, bravo e gentile-

e l’altro Carlo che invece era perfido e tiranneggiava Ernesto.

I due bambini visto che nella loro frazione di Montecuccolino sono solo loro due giocano sempre insieme tutti i pomeriggi pur di non restar soli, ma non è che erano tanto amici, cioè si detestavano abbastanza.

Comunque un giorno Ernesto e Carlo vanno dentro al centro Enea abbandonato, e cascano in una pozzanghera e bagnandosi nell’acqua pesante all’uranio della centrale Enea abbandonata, gli vengono i superpoteri ché si vede che nella centrale dell’Enea di Montecuccolino, anche se su Repubblica dicono che di uranio non ce n’è più secondo me qualche scoria l’hanno lasciata.

Poi nella favola sarebbe dovuta iniziare una specie di lotta tra Ernesto che ha i superpoteri buoni e Carlo che invece che ce li ha cattivi.

Alla fine credo che avrei fatto finire la storia con Ernesto e Carlo che fanno dividere il mondo in due – chi vuole seguire Ernesto il buono e chi invece Carlo il cattivo- e alla fine Ernesto e Carlo credo ma non lo so ché le storie vengono fuori solo scrivendole ho visto, alla fine si autodistruggono da soli, tornano i bambini che erano prima senza superpoteri e il mondo torna come prima come se non fosse successo niente e ci sono di nuovo i cattivi e buoni che gli tocca convivere senza che sia necessario fare due fazioni ben distinte eccetera eccetera anzi fai fatica a distinguere i buoni dai cattivi.

Ma la favola alla fine non l’ho scritta perché è un periodo che io mi sento come mezza arancia spremuta, dopo che è passata sotto allo spremiagrumi.

Io ho uno spremiagrumi molto bello, alto così, tutto d’acciaio cromato con una leva a pressione che dopo che ci ho fatto passare le arance sotto, non resta neppure più un grammo di succo.

E’ un bellissimo oggetto e mi piace molto usarlo, infatti, ad ogni pasto chiedo alle mie figlie a quelle che ci sono, ché non sempre ci sono tutte nello stesso momento a tavola, comunque io anche se c’è una figlia sola a tavola dopo aver mangiato chiedo sempre se per caso qualcuno vuole una spremuta.

Io non è che cucini cose elaborate, cucino cose come le verdure lesse, il purè e le bistecche in padella e anche molta pasta in bianco, e non credo che le mie figlie mi ricorderanno per quello che gli ho cucinato nella vita, cioè in quella parte di vita nella quale avranno vissuto assieme a me.

Invece credo che si ricorderanno delle mie spremute, cioè io me le immagino quando sarò già morta che loro quattro le volte che si ritroveranno tutte quante insieme magari una volta all’anno se abiteranno in città diverse o in nazioni diverse o anche in continenti diversi magari speriamo, comunque le volte che riusciranno a vedersi tutte e quattro, io me le immagino che durante quelle occasioni a un certo punto qualcuna dirà alle altre:

«Vi ricordate le spremute della mamma?».

Ecco questo non c’entra lo so, quello che volevo dire invece è che in questo periodo io mi sento così come le bucce delle mie arance spremute, e non è che quando vorrei scrivere mi esca molto, e resto molto tempo davanti alla pagina bianca e poi basta: va sempre a finire che scrivo delle cose inutili che non servono a nessuno che sarebbe meglio che non le scrivessi neanche e facessi altro di meglio come a mero titolo di esempio: riordinare i cassetti, o togliere le foglie gialle alle piante.

Quindi io la favola per stasera non l’ho scritta però visto che ne ho la possibilità, uso il tempo che avrei a disposizione per leggere il mio compito per ringraziare tutti quanti che hanno partecipato al corso, non solo Paolo Nori, di queste serate che abbiamo passato insieme che hanno reso per me il lunedì una giornata speciale per due mesi, e poi per ultimo questo mercoledì, il ché non è poco dico:

avere ben due mesi in cui un giorno alla settimana ti sembri

-stranamente- un giorno speciale.

Grazie

 

 

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