I Dogon

Oggi parliamo di Dogon.

I Dogon, sono una popolazione del Mali che se su Google si scrive “D-o-g-o-n” si scopre che indossano, magari non tutti i giorni, magari solo per le feste comandate ma non importa, comunque vanno in giro e si fan fotografare con maschere spaventose e completini in paglia colorata di una bella tinta fucsia e verde acquamarina.

Lo so perché l’ho digitato giusto per vedere se esistevano davvero, oppure invece era uno scherzo.

Dopo però non sono andata a legger niente sui Dogon, non mi sono informata molto lo ammetto, quindi a parte percepire un certo buon gusto nel vestire, cioè a parte delle maschere e delle gonnelline, io dei Dogon oltre questo altro non so.

Il nostro insegnante di scrittura dice che a lui han detto, che i Dogon, per far contenti alcuni antropologi si sarebbero inventati certi riti speciali e ci ha detto di fare un compito così:

Raccontate di una volta che avete fatto i Dogon, oppure raccontate dei vostri comportamenti da Dogon, oppure –ancora- raccontate di qualcuno che si comporta come i Dogon”.

Premesso che io ai discorsi riportati non ci credo M-A-I, cioè: abbiamo delle prove di ‘sta cosa che dice lui? Io per dire, non ne ho trovate su Internet, ma non importa non fa fatto, ammettiamo pure che sia vero, che il nostro insegnate, non l’abbiano preso in giro e che quello che gli han detto che i Dogon abbiano fatto questa cosa di compiacere un gruppettino di antropologi sia la verità.

Io mi chiedo: che male c’è?

E’ una cosa così disdicevole come insinua il nostro insegnante (che ci ha dato questo compito con l’intento neanche tanto segreto di irridere e deridere una modalità di comportamento peraltro molto diffusa che potremmo definire un po’ più precisamente come la messa in atto di una condotta volta alla ricerca di consenso di approvazione sociale?).

Facciamo l’ipotesi che sia vero, ma poi facciamo un altro sforzo, un passettino in più e chiediamoci: ma perché potrebbero averlo fatto i Dogon, eh?

Il caso peggiore, è concorderete tutti che l’abbiano fatto per bieco interesse personale.

Diciamo che potrebbe essere andata così che un antropologo, che voleva un po’ di visibilità si sia detto: “ Ma porca la madosca, ma sono venuto qui fino in Mali per non trovare niente giusto due capanne di paglia in mezzo al deserto come ce ne sono a milioni. Dieci ore d’aereo, tre di pulmann, 4 ore di mulo per niente che si possa pubblicare nemmeno su Facebook. Ma inventiamoci una cosina interessante su ‘sti Dogon, che con ‘ste gonnelline e ‘ste mascherine sono perfetti per diventare dei personaggi planetari e per un articolo su National Geografic!”.

E così lì ha avvicinati con molta discrezione e sottovoce gli ha spiegato cosa dovevano fare, e magari mica gli ha detto di mentire, magari gli ha solo detto di ricamarci un po’ su su certi riti che loro avevano già magari da millenni che non erano niente di speciale.

Che poi ad essere onesti è la stessa cosa che fan certi editori quando promuovono certi autori esordienti che non sono niente di speciale magari – cioè uno vale l’altro, siamo onesti, il liceo l’abbiamo fatto tutti, una storiella la sappiamo scrivere più o meno tutti – ma si da il caso che certe volte un autore si presta bene a diventare un nuovo personaggio e allora gli editori, quei furboni quando lo scovano in mezzo a tutti gli altri proprio a lui, solo a lui ( per questo mese, il mese dopo si vedrà) gli cuciono addosso una storiella sulla sua vita privata che lasci di stucco ( che ne so, è nato con un gemello siamese attaccato per il femore, che sua zia era in classe con la Ginsburg alle elementari) e poi lo tirano al burro per le prime presentazioni, gli danno qualche imbeccata – come la danno a Renzi quando gli fanno fare un corso intensivo di inglese prima di incontrare Obama- e li lanciano sul mercato.

Gli dicono di sorridere molto alle presentazioni, di essere educati e loro anche se sono depressi, gli autori esordienti dico, anche se magari si sono messi a scrivere perché erano disperati, sul punto di suicidarsi perché la moglie li aveva lasciati per il vicino di casa, ed erano dei cafoni, dei villanzoni delle gente che non salutava nessuno, neanche il tizio che abita di fronte nel loro pianerottolo, che vabbè che c’aveva una tresca con la moglie, ma togliere il saluto dai?! Ma loro invece ‘sti esordienti alle presentazioni, arrivano trasformati: tutti belli sorridenti e fanno a tutti quanti un sacco di salamalecchi come gli han detto di fare quelli della casa editrice.

I Dogon allora possiamo dire che han fatto una cosa che non è mica da scandalizzarsi, o da indignarsi: è una cosa abbastanza diffusa, lo fanno tutti di cercare il consenso e l’approvazione sociale.

Torniamo ai Dogon però, a dove li avevamo lasciati che avevano simulato dei riti speciali per un certo interesse.

Cosa può essere stato questo interesse? Cosa vuoi che gli abbiano dato gli antropologi: un Iphone, secondo me, uno a testa e pure già che c’erano, l’Apple Watch che il vantaggio dell’Apple Watch se ho capito bene è che manda dei messaggini che possono avere in allegato il tuo battito cardiaco, un oggetto che sfido chiunque a non volere a tutti i costi.

Comunque ammesso che i Dogon abbian simulato questi riti speciali, non è mica detto che l’abbian fatto per soldi.

C’è anche la possibilità che magari sia gente con un animo gentile, e che l’han fatto a fin di bene, perché han visto gli antropologi delusi, gli hanno visti tutti abbacchiati che non battevano chiodo lì in Mali, che avevano speso un botto per andare fin lì senza trovare niente e si son detti: “Dai ‘raga che ci costa?”.

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