Una volta

 

COMPITO:

Scrivete qualcosa sul modello di questo monologo di Hickock in A sangue freddo di Truman Capote che dice: «Io, per me, sono un ignorante tranne quando si tratta delle cose della vita. Ne ho passate di tutti i colori. Ho visto frustare un bianco. Ho visto nascere dei bambini. Ho visto una ragazza, e non aveva più di quattrodici anni, farsela con tre uomini alla volta e fargli spendere bene i loro soldi. Una volta sono caduto da una nave a cinque miglia dalla costa. Ho fatto a nuoto quelle cinque miglia con tutta la mia vita che mi passava davanti a ogni bracciata. Una volta ho stretto la mano al Presidente Truman nell’atrio dell’Hotel Muehlebach. Harry. S. Truman. Quando lavoravo per l’ospedale, come autista dell’ambulanza, ho visto tute le facce che ha la vita, roba da far vomitare un cane» (la traduzione è di Mariapaola Ricci Dèttore).

SVOLGIMENTO:

Una volta in Piazza Maggiore ho visto che il cantante Samuele Bersani durante un’eclissi di sole si era messo a prestare a quelli che passavano di lì un vetrino rettangolare con la lente scura per osservare l’eclissi di sole senza avere dei danni permanenti alla retina.

Davanti a lui si era formata una piccola fila di persone, tutta donne di una certa età come me, che volevano vedere l’eclissi di sole con il vetrino con la lente scura di proprietà di Samuele Bersani.

Quel giorno io mentre passavo per Piazza Maggiore e Samuele Bersani stava prestando a quelli che passavano di lì il suo vetrino con la lente scura, io andavo di fretta perché ero in ritardo per un appuntamento col mio commercialista ma lo stesso – perché mi piaceva l’idea di mettermi in fila per avere in prestito il vetrino con la lente scura di proprietà di Samuele Bersani- mi sono fermata e mi sono messa ad aspettare il mio turno anch’io.

Mentre aspettavo, è passata una signora che non capendo bene che cosa stesse succedendo a me che ero l’ultima della fila in quel momento, mi ha chiesto se eravamo in fila per farci fare l’autografo dal cantante Samuele Bersani allora io, per la vergogna, le ho detto che quello lì non era mica Samuele Bersani quello lì era uno del Comune che era stato pagato per far vedere l’eclissi di sole con un vetrino oscurato per evitare danni permanenti alla retina a quelli che passavano da piazza Maggiore.

Una volta che stavo in terapia intensiva in qualità di paziente, nella stessa notte ho visto proprio di fianco al mio letto, sia una persona morire, sia una persona che i medici stavano stubando, cioè stavano tentando di far respirare nuovamente da sola e i rantoli inumani che ha emesso la persona che quella notte era in terapia intensiva con me e che i medici stavano tentando di far respirare nuovamente da sola, sono suoni che io non mai più sentito in vita mia da nessun essere umano né da nessun animale, sia dal vero che in un film.

Una volta ho visto uno che sul suo telefonino teneva tra le foto di paesaggi, le foto delle figlie e le foto dei campioni di prodotti che aveva fotografato per motivi di lavoro, la foto che aveva scattato nella camera ardente di sua madre morta. In quella foto si vedeva il cadavere di questa anziana dentro a una bara foderata di raso e delle persone che stavano sedute tutte attorno a lei in cerchio: chi col capo chino, chi con gli occhi socchiusi, chi con la bocca vicino all’orecchio di quello che gli era seduto a fianco, chi invece con gli occhi sgranati che guardava nel vuoto.

Una volta ho sentito il Sindaco di Bologna che mi aveva invitato a discutere nel suo ufficio di una lettera che gli avevo scritto, chiedermi se volevo una sigaretta. E visto che io gli avevo risposto che non fumavo, allora lui mi aveva chiesto se poteva fumare lui almeno, visto che io purtroppo non fumavo. Poi il sindaco si era acceso una sigaretta e se l’era fumata con un evidente grosso piacere mentre mi raccontava con estrema precisione argomentando a lungo tutti i motivi per i quali secondo lui riguardo a quella lettera che gli avevo scritto, io avevo torto e lui ragione.

Una volta, che sarebbe venerdì scorso per l’esattezza, e poi chiudo che si è fatto tardi ma ovviamente potrei andare avanti per 100 pagine, comunque venerdì scorso ho sentito due bambine di sei anni che di solito tra di loro non fanno altro che litigare, le ho sentite invece che han confabulato un giorno intero, sempre parlando a bassa voce una nell’orecchio dell’altra, tenendo nei miei confronti un fare segreto e misterioso ma anche di complicità che alla sera io non ho resistito e gli ho chiesto cosa stessero combinando e loro mi han risposto che stavano giocando al club segreto. Un club segreto, quale? Gli ho chiesto io. Il club dei fifoni mi han detto loro. Interessante, gli ho detto io, non è che posso iscrivermi?

 

 

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