Fedor e io

Io Dostoveskij non lo conosco per niente, e non posso dire di averlo letto ma una cosa su Dostoveskij, la dico:

io mi sono sentita l’audio libro di Delitto e Castigo due volte di seguito, che credo sia un primato mondiale.

Dal punto di vista geografico questo fatto abbastanza straordinario è successo mentre mi trovavo in vacanza con le mie figlie a Bellaria in un posto che si chiama Villa Burrasca, mentre dal punto di vista temporale questo evento che ha dell’incredibile è successo l’estate scorsa, quella per capirci del 2016.

Non per far pubblicità ma a Villa Burrasca si sta benone, secondo me:

c’è un cuoco di Salerno molto bravo, la pensione completa è conveniente, e il direttore dell’albergo è uno molto simpatico. In più a noi che siamo un numero variabile compreso tra le quattro e le sei unità a seconda della congiunzione astrale, la direzione di Villa Burrasca mette a disposizione due camere comunicanti con una terrazza sul mare che da sola vale lo spaventoso viaggio sulla A14.

Se proprio devo trovare un difetto a Villa Burrasca però è che lì, purtroppo per me, le giornate mi passavano tutte uguali come a Bill Murray ne Il giorno della marmotta:

un eterno avanti e indietro a orari fissi, tre volte al giorno, dalla quella benedetta sala da pranzo.

E in mezzo gli spostamenti delle figlie come fa il cane da pastore con il gregge di pecore tra il mare e la piscina con tutto quello che ne consegue e cioè:

metti la ciabattina, togli la ciabattina,

disperdi i giochi, raccogli i giochi,

spalma la crema, infilati sotto la doccia,

metti il costumino, togli il costumino.

Tutto così per dieci giorni: un andare e venire tra la spiaggia, la piscina, la sala da pranzo e la camera n.20 e la n.21, sempre vestita con la medesima vergognosa divisa d’ordinanza:

infradito di gomma, copricostume, borsa con teli e creme solari sulla spalla sinistra, borsa con secchielli, palette e formine sulla spalla destra.

Ora non lo so come facciano gli altri genitori a reggere la routine della vacanza al mare coi figli senza sbroccare ma io l’anno scorso posso dire che a parte qualche chiacchiera col direttore dell’albergo -che forse l’ho già detto è molto simpatico- ho trovato come unico altro sollievo quello di infilarmi due auricolari nelle orecchie e ascoltarmi l’audio libro di Delitto e Castigo.

Quando l’ho finito ci sono rimasta male perché la vacanza, invece, non era ancora finita e tolte le cuffiette mi sono accorta che il rumore di sottofondo era fatto da ritmini sudamericani, chiacchiere da ombrellone, schiamazzi di bambini, scrosci di tuffi in piscina, pubblicità da spiaggia diffuse con un altoparlante.

E gironi infiniti di tornei di bocce.

Così, niente, mi sono rimessa le cuffiette e me lo sono riascoltato di nuovo.

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