Il week end del calzino di Satana

La maggior parte dei miei week end, scorre via come una goccia d’olio su una padella rivestita di Teflon, ché se ci penso come passo io i miei week end, dico se per caso qualcuno m’intervistasse e mi chiedesse:

«Cara Pasionaria, ma lei – mi darebbe del “lei” l’intervistatore, ovviamente- come passa il suo tempo libero?»

io davvero non saprei che dire, ché i sabato e le domeniche quando sto con la mia famiglia mi sembra di essere su una pista da ballo dove ci si muove molto ma non si arriva mai da nessuna parte.

Però questo week end, è stato diverso, è stato un week end che non dimenticherò facilmente, come non si dimentica una bruciatura di sigaretta su un braccio: il segnetto che lascia resta lì per sempre.

 

Dirò solo una cosa, di tutte quelle che sono successe in 48 (quarantotto) ore di sobbalzamento continuo, come quando fai quel cacchio di pavimentazione di via Indipendenza a Bologna con una Vespa Et4 del 1992, come la mia:

è tornata mia figlia Carolina dall’Australia, ed erano tre mesi che non la vedevo.

Carolina è tornata con in testa un cappello di paglia a tesa larghissima che sembrava un ombrellone,

una giacca che avrei detto che era peruviana e invece è tipica dell’artigianato della zona di Sidney,

e una valigia pesantissima: dentro la valigia – un trolley semirigido taglia L pagato 49,99 euro – stranamente non c’era quello che mi sarei aspettata di trovare.

Non c’era tanto per dire, nessunissimo regalo per le sue sorelle (ma neanche per la sottoscritta), non c’era un boomerang ( come si fa ad andare in Australia e non tornare con un boomerang dico io?), non c’era neanche una matita per la mia collezione di matite da tutto il mondo.

Però c’era: una montagna di roba sporca tutta ma proprio tutta rigorosamente appallottolata (che mi è sembrato proprio strano che neanche una maglietta potesse essere stata piegata, anche magari, per sbaglio), un paio di calzini di Satana (il destro è azzurro con l’immagine di Gesù, il sinistro rosso e nero con Belzebù) e una camicia da uomo scozzese taglia XXL, che – mi ha detto Carolina- non dev’essere lavata per nessunissima ragione al mondo. Ci sono anche un tot di probabilità – ha aggiunto Carolina – che il proprietario della camicia, prima o poi, venga qui in Italia, a casa nostra ( a verificare lo stato dell’indumento forse?).

Secondo me la curva di queste probabilità, quelle cioè che questo tizio dal look abbastanza folk, venga a Bologna e possa infilarsi di nuovo la sua camicia, decrescerà nei mesi a venire come è stato per tutte le curve di questo tipo nei secoli dei secoli amen (ma questo a Carolina io non l’ho detto, perché non è una cosa che ti devono dire gli altri: ci si deve arrivare da soli a capirla).

Sul ritorno di Carolina quello che potevo scrivere qui, io l’ho scritto.

Anzi no, ci sarebbero anche, una serie di riflessioni noiosissime che potrei condividere solo con altre madri i cui figli adolescenti han passato dei mesi fuori casa, e sono tornati che sembrano un po’ più grandi ma anche un po’ degli zombie, e verso i quali provi un certo orgoglio – per come se la sono cavata fuori casa da soli -ma anche un po’ d’incazzatura per certe che cose che va beh, lasciamo perdere che è meglio, e cambiamo discorso.

 

4 pensieri su “Il week end del calzino di Satana

  1. Francesca

    Ma lei, quanto stava bene là?
    Io ritornavo dai miei viaggi studio sempre molto triste.
    E dire che a casa mia stavo bene eh, ma via, da sola, mi sentivo invincibile.

    Un abbraccio (a Carol ;-))

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    1. Barbara Galli Autore articolo

      Annamaria io non lo so sai se ti conviene.
      Sì va beh ha avuto i suoi tre mesi di libertà in Australia, ha fatto più chilometri lei in aereo in 18 anni di tutti quelli che farò io alla fine della mia vita, si è fatta degli amici dall’altra parte del mondo, però….
      …però a essere giovani a parte l’acne, a parte i compiti ( le versioni di greco a me mettono i brividi) a parte tutto c’è quell’annosa questione di non sapere cosa si vuole veramente, dove si andrà a parare nella vita che è proprio una questione spinosa se ti ci trovi in mezzo, secondo me.
      Insomma io no, ad aver 18 anni, non ci metterei la firma.

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